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Roma: da Bob Dylan ai G3, dal Desert Rock ai Maneskin. Live per tutti i gusti

Bob Dylan

LUNEDI' 2 APRILE
 
 
Musica/I tuareg Imarhan e i Giuda al Monk

Il MojoFest, rassegna dedicata ai suoni africani e americani, si apre con un appuntamento intitolato Desert, che vede come protagonista la band tuareg degli Imarhan. Il gruppo algerino viene da Tamanrasset, a sud del Sahara, città a due passi da Mali e Niger che è il centro della civiltà tuareg e che, al di là di culture e musica, merita qualche riga per chi non la conosce
Una volta Tamanrasset era l’ultimo avamposto del mondo civile e al suo confine esisteva l’Arbre du Teneré, una vecchia acacia solitaria che era l’unico albero verde nel raggio di centinaia di chilometri e allora rappresentava uno storico traguardo per chi lo vedeva all’orizzonte dopo giorni e giorni di viaggio nel deserto, fra pietra, roccia e sabbia. Quello storico albero non c’è più dal 1973, quando un camionista algerino ubriaco, a bordo del suo tir, per uno strano scherzo del destino lo abbattè. Si è provato a sostituirlo ma nessuna pianta ha mai attecchito e al suo posto fu messo un brutto monumento di metallo che ancora oggi è un punto di riferimento per chi attraversa il Sahara.
Per fortuna oggi, anche senza alberi, la città ormai diventata enorme conserva la sua cultura e la sua musica, come quella degli Imarhan, che guidati dal leader Sadam sono cresciuti all’ombra protettiva dei Tinariwen, la leggendaria formazione del Mali che è la madre del desert blues e che ha sempre considerato il gruppo algerino come suo un erede. Il primo disco è stato prodotto da Eyadou Ag Leche, bassista dei Tinariwen e cugino di Sadam, e ora nel tour, che ha toccato Stati Uniti, Europa, Cina e altri paesi, viene presentato il nuovo album Temet, parola che in lingua tamasheck significa "connessioni". E’ una raccolta di brani di desert blues d’autore che mescola rock, suoni distorti e sapori psichedelici, e la formazione ha un sound moderno e molto personale. L’appuntamento con gli Imarhan è alle 17.30, in un orario perfetto per passare il pomeriggio di Pasquetta in un modo diverso al solito.
Più tardi è la volta della band rock & roll romana dei Giuda: nata nel 2007 dalle ceneri della formazione punk Taxi, ha conquistato un folto pubblico (ha un fan club internazionale, Giuda Horde, nato in Francia e con supporter persino in Texas) e rielabora il glam rock degli anni 70 mescolandolo all’energia del primo punk inglese. Il quintetto (il vocalist Tenda, i chitarristi Mike e Loranzo, il bassista Danilo e il batterista Alex) presenta dal vivo il suo nuovo singolo Rock and roll music, uscito da una settimana.
Monk Club, via Giuseppe Mirri 35, dalle ore 17.30
 
 
Rock/Joe Satriani, John Petrucci, Uli Jon Roth: ecco i G3

Quello dei G3, Guitar 3, è un progetto nato nel 1995 da un’idea del chitarrista americano Joe Satriani, ovvero riunire in una serie di concerti i tre più grandi virtuosi della sei corde. E Satriani ha continuato a portarlo avanti mettendo insieme ogni anno un terzetto che riunisce i migliori chitarristisulla scena e che nell'edizione 2018 vede al suo fianco altre due star, ovvero John Petrucci dei Dream Theater e Uli Jon Roth, ex Scorpions. Ognuno dei tre musicisti si esibirà in un set personale per poi dar via a una jam session finale che trasformerà il concerto un uno show lungo quattro ore o giù di lì. In vent’anni hanno preso parte al progetto G3 chitarristi come Kenny Wayne Shepherd, Yngwie Malmsteen, Robert Fripp, Paul Gilbert, Steve Morse. Roba buona e bravura che piove da tutte le parti. Godeteva.
Parco della Musica, Sala Santa Cecilia, ore 19.30
 
 
 
MARTEDI' 3 APRILE
 
Rock/Tre serate con Bob Dylan, la leggenda al Parco

Ne avrete sentito parlare fino alla nausea per il Nobel che gli è stato conferito e alla cui cerimonia di assegnazione è andata Patti Smith, ma un ritorno del vecchio Bob Dylan (Robert Allen Zimmerman, da Duluth, Minnesota, nato il 24 maggio 1941, l’anno dell’attacco giapponese a Pearl Harbour, 38 album alle spalle e oltre 130 milioni di copie vendute, 77 anni il prossimo 24 maggio) è sempre appetitoso.
L’ultima volta era venuto in Italia nel 2015, ma nel frattempo ha inciso tre album (Fallen Angels nel 2016 e Trouble No More, del 2017, nei quali ha reinterpretato classici della canzone americana, compresi quelli resi celebri da Frank Sinatra, nonché Triplicate, il suo primo disco triplo, sempre del 2017), Obama gli ha conferito la Medal of Freedom, ha vinto una miriade di Grammy Awards, tanti altri riconoscimenti e il già citato Premio Nobel per la letteratura, e quindi ha sicuramente qualcosa di fresco da offrirci.

Riascoltare il folksinger con la sua band, per di più in un triplo live, è un appuntamento da segnare sul calendario, sia perché chissà quando rivedremo Bob dal vivo, sia perché potremmo goderci diverse canzoni nuove, insieme ai suoi immancabili e amatissimi classici e addirittura a un Autumn Leaves (Le foglie morte, con il testo di Jacques Prévert, che tutti hanno riletto e riproposto, dallo storico pianista Errol Garner nello splendido album dal vivo Concert by the Sea del lontano 1955, a altre centinaia di star della musica internazionale) che sta offrendo in questo giro di concerti come omaggio al mitico Yves Montand, scomparso nel 1991.

Sono in molti a sostenere che il tour di Bob sarà indimenticabile, e può anche darsi che abbiano ragione, anche se le nostre esperienze (l’abbiamo sentito in decine di live, compreso quello che fece a Bologna nel settembre 1997 insieme a Lucio Dalla, Adriano Celentano, Gianni Morandi, Michel Petrucciani e altri artisti davanti a Giovanni Paolo II, il leggendario Papa Wojtyla, e a una platea di 250 mila giovani) ci suggeriscono che un concerto di Dylan è sempre una sorpresa, negativa o positiva che sia. Può essere come ve lo aspettate ma anche il contrario, tanto per dirne una, un po’ come succede con il  punto di caduta della stazione spaziale cinese. Se volete saperne di più e vedere anche la scaletta dei concerti, date un’occhiata allo special che trovate su questo sito
Parco della Musica, Sala Santa Cecilia, stasera, domani e giovedì, ore 21
 

Pop/Le Vibrazioni live al Quirinetta
 
Dopo il sold out del “reunion party” milanese ha preso il via il 16 marzo il tour del gruppo nei principali club italiani. Le Vibrazioni, in gara all'ultimo festival di Sanremo con il brano Così sbagliato che anticipava il nuovo disco di inediti di prossima uscita, sbarcano a Roma stasera. Sul palco la band, i cui dischi hanno conquistato diversi multiplatino, sarà nella sua formazione originale: Francesco Sarcina alla voce e chitarra, Stefano Verderi alla chitarra e alla tastiera, Marco Castellani al basso e Alessandro Deidda alla batteria. Questi appuntamenti live saranno l’occasione per riascoltare Così Sbagliato insieme agli estratti dal nuovo disco di inediti, di prossima uscita, e ai grandi successi  che hanno scalato le classifiche e fatto la storia del gruppo.
Teatro Quirinetta, via Marco Minghetti 15, ore 22
  

 
MERCOLEDI' 4 APRILE
 
 
Rock/Max Pezzali, Nek e Renga, doppio live al Palalottomatica

Max Pezzali, Nek e Francesco Renga, dopo l’album Max Nek Renga – Il Disco, che racchiude i loro più grandi successi reinterpretati a tre voci, sono in tour e sbarcano per due date al Palalottomatica, in un doppio live con più di 30 brani in scaletta per oltre 2 ore e mezza di musica. Con i tre protagonisti c’è una band di nove elementi formata da  Fulvio Arnoldi (chitarra e tastiere), Stefano Brandoni (chitarra), Davide Ferrario (chitarra e tastiere), Luciano Galloni (batteria), Ernesto Ghezzi (tastiere), Chicco Gussoni (chitarra), Enzo Messina (tastiere), Lorenzo Poli (basso) e Dj Zak. Nel lungo concerto si mescolano i repertori dei tre protagonisti, con tutti i successi che hanno caratterizzato le loro carriere, da Hanno ucciso l'uomo ragno a Vivendo adesso, da Almeno stavolta a Angelo, passando per Sei solo tu, Sei grande, Lascia che io sia, L'universo tranne noi, Ci sarai e via di questo passo.
«Immaginatevi un grande karaoke – dicono loro. -  Quando abbiamo cominciato a pensare alla scaletta ci siamo detti: mah, chissà, cantare le canzoni degli altri... Ma poi abbiamo notato un sacco di punti di congiunzione dei quali non ci eravavamo mai resi conto».  «Io ho visto ragazzini, anche qualche bambino»,  ha detto Nek dopo il primo concerto.  «La cosa sorprendente è che abbiamo un pubblico che copre tre generazioni», ha aggiunto Renga. I tre hanno poi parlato del rapporto di amicizia che li unisce: «Questo legame sta crescendo, anche se ci conoscevamo già. Se non ci fossero stati questo feeling e questa sinergia sarebbe stato impensabile unirci in un progetto». Il primo brano è Duri da battere, poi si va avanti per 140 minuti fino ai bis: Laura non c’è, Vivendo adesso, Come mai, Fatti avanti amore, Nuova luce, Nord sud ovest est, Tieni il tempo. Buon divertimento.
Palalottomatica, piazzale dello Sport 1, stasera e venerdì ore 21
 
 
Rock/Angra e Geoff Tate all’Orion Live

Per la band di power metal degli Angra questo è il tour che celebra i 26 anni di carriera di una delle formazioni più influenti di sempre. L’energia del metal, un mix di chitarre implacabili e suoni tribali brasiliani, quattro o cinque album andati a ruba dal Giappone al Brasile: ecco il gruppo, formato dal vocalist Eduardo Falaschi, dai chitarristi Rafael Bittencourt e Kiko Loureiro, dal bassista Felipe Andreoli e dal batterista Aquiles Priester. Sulla breccia dal 1993, hanno girato mezzo mondo e dopo la separazione avvenuta nel ’98 si sono rimessi on the road nel 2001, con alcune modifiche nella formazione, e hanno inciso Rebirth, il disco della loro rinascita.
Per la data romana hanno un partner d’eccezione: è Jeffrey Wayne Tate, meglio noto come Geoff Tate, vocalist heavy metal tedesco naturalizzato statunitense, noto per essere stato il frontman del gruppo di heavy metal Queensrÿche fino al 2012. Arriva a Roma con la sua band Geoff Tate Operation Mindcrime, che recupera i brani e la storia dei Queensrÿche in un set che conterrà’ i migliori momenti della carriera della formazione di Seattle. Picchiano tutti forte, naturalmente,  
Orion Live Club, viale Kennedy 52, dalle ore 19
 
     
Blues/Jam session al Charity Cafè

Una jam session a tutto blues coordinata dalla romana Otis Blues Band, formazione che si muove fra rock, funk, blues e country. Sono il vocalist Andrea Ricci. Il chitarrista Enrico Abruzzese, il pianista Fabio Daniele, il bassista Angelo Otis Rosi e il batterista Cristiano Villani. Tutti i musicisti ospiti del club sono, come di consueto, invitati a intervenire.
Charity Cafè, via Panisperna 68, ore 22
 
 
GIOVEDI' 5 APRILE
 
 
Jazz/Ialsaxophone Ensemble al Cotton Club

Una splendida formazione e insieme un laboratorio musicale in continua evoluzione, on the road da anni: è lo Ialsaxophone Ensemble guidato dall’altosassofonista Gianni Oddi, che torna in concerto al club romano e del quale non si può fare a meno di citare tutti i componenti. Che sono un fiume di sassofonisti, da Marina Acerra a Stefano Angeloni, Mario Biondi, Carla De Virgilio, Giorgio Guarini, Anna Impellizzeri, Marco Macor, Lino Pasqualetti, Massimiliano Perugini, Adriano Piva, Paolo Piva, Tiziano Liburdi, Luigi Martini, Sandro Perelli e Maria Grazia Lanzafame (avete idea di che accidenti di sound viene fuori da una sezione di ben sedici sax che vanno dal soprano all’alto, dal tenore al baritono?), più cinque ospiti, cioè il trombettista Cicci Santucci, la vocalist Beverly Lewis, il pianista Antonello Vannucchi, il bassista Stefano Napoli e il batterista Massimiliano Di Cristoforo. Sono ventuno eroi che offrono un jazz da big band energico e ricco di sostanza e di qualità, e meritano un premio fedeltà.
Cotton Club, via Bellinzona 2, ore 21
 
 
Rock/Kruger e Siberia live al Monk

Lorenzo Kruger è il vocalist e l'autore di tutte le canzoni dei Nobraino, ha all’attivo più di mille concerti e sei album, ma stasera è da solo, voce e pianoforte, con i brani più belli scritti per la band, da Bifolco a Film Muto, Record del Mondo, Tradimento, Canie e Porci e così via. E alle 22 arrivano i Siberia: Eugenio Sournia (voce e chitarra), Luca Pascual Mele (batteria), Cristiano Sbolci Tortoli (basso) e Matteo D’Angelo (chitarra) presentano il nuovo album Si vuole scappare, un disco dark pop nel quale la band parla di spleen post-adolescenziale, psicofarmaci, ebbrezza, relazioni, playlist di spotify, e che i quattro definiscono «il connubio più onesto tra l’esasperazione new wave e la dolcezza del cantautorato italiano».   I Siberia lottano contro il tempo e la fragilità, digrignano i denti in maniera delicata ma autorevole.
Monk Club, via Giuseppe Mirri 35, dalle ore 20
 
 
Cantautori/Lucio Leoni al Parco della Musica

«Un mezzo musicista, un mezzo scemo, ma un mezzo più un mezzo fa uno... scemo o musicista che sia»: si presenta così il cantautore romano Lucio Leoni, 37 anni, che ha vinto il Premio Freak (dedicato a Freak Antoni, il leader degli Skiantos scomparso quattro anni fa) e presenta in tour il suo nuovo album intitolato Il Lupo Cattivo. Leoni usa l’espediente del Lupo Cattivo per parlare di emozioni universali e concetti senza tempo, costruendo una sorta di saggio sull’esistenza. «Ogni brano – dice – è un incontro con un aspetto diverso di una paura, una sconfitta, una sfida o un pericolo. Ho provato a raccontarli per tornare a casa, perché avevo bisogno di trovare un sentiero di sassi che mi indicasse la via giusta. Un sogno? Mi piacerebbe molto che Lucio Dalla reinterpretasse le mie canzoni, per capire dove le porterebbe lui, il grande Lucio di Com'è profondo il mare, per intenderci».
Parco della Musica, Teatro Studio Borgna, ore 21
 
 
Soul/Lucy Blues Band al Big Mama

A Soul Experience è un percorso nella soul music alle origini a oggi, da Aretha Franklin, Stevie Wonder e Otis Redding a Lenny Kravitz, Randy Crawford, Chaka Khan: lo propone la Soul Band della vocalist Lucy Campeti, con Muzio Marcellini alle tastiere, Bruno Marinucci alla chitarra, Mimmo Catanzariti al basso e Stefano Marazzi alla batteria.
Big Mama, vicolo S. Francesco a Ripa 18, ore 22
 
 
Jazz/Swing d’annata con Guido Giacomini

E’ ricchissimo il repertorio dei brani swing scritti e diventati famosi negli anni anni Venti e Trenta, e il trio del vocalist e chitarrista Guido Giacomini ne ha fatta una ricca selezione per proporre un live divertente e coinvolgente. Con lui suonano Piercarlo Salvia ai sassofoni e al clarinetto e Light Palone al contrabbasso.
Charity Cafè, via Panisperna 68, ore 22
 
 
Pop/Tintarella di Luna al Black Out

Se voi o i vostri genitori venite dagli anni Sessanta certo ricorderete Tintarella di luna, canzone proposta da Mina a un Sanremo di quei tempi e ancora oggi parte della memoria storica di due o tre generazioni. Tintarella di luna è anche una band, nonché una serata a base di grandi successi dell’epoca, un progetto nato due anni fa che offre tre ore di musica in uno show tutto da vivere e da ballare e destinato soprattutto ai giovani che a quei tempi ancora non erano nati. A proporre un repertorio molto ampio sono la vocalist Elisa Zecca, il chitarrista Jacopo Mariotti, il bassista Antonio Coronato e il batterista Damiano Daniele.
Black Out, via Anagnina 3, ore 22
 
 
VENERDI' 6 APRILE
 
 
Jazz/Hip hop, Regardez Moi con Frah Quintale


Hip hop con Frah Quintale, annata 1989, 6 dischi alle spalle, che presenta il suo ultimo album Regardez Moi: Frah era considerato da rapburger.com tra i 13 rapper italiani su cui puntare nel 2017, e adesso, un anno dopo,  è alla sua nuova prova dal vivo. E’ sul palco alle 23, ma prima di lui tocca a Luca Galizia (in arte Generic Animal), classe 1995: vive tra Milano e Castellanza, è chitarrista con la band Leute ed è arrivato al suo primo disco da solista, per la prima volta cantato in italiano.
Monk Club, via Giuseppe Mirri 35, ore 22
 
 
Jazz/I Duri di Chicago

Un'orchestra che recupera nello stile giusto le deliziose canzoni di Fred Buscaglione, storico entertainer che offriva brani a metà strada fra il jazz e un cabaret musicale pieno d’ironìa: ecco I Duri di Chicago, cioè il vocalist Luigi Fabiani, i sassofonisti Francesco Todaro (baritono) e Sandro Paoletti (tenore), il trombettista Fabio Calcari, il chitarrista Fabio Mancini, il pianista Massimo Astolfi, il bassista Antonio Censi e il batterista Claudio Colazza. Vengono da Velletri e hanno alle spalle un album, appunto I Duri di Chicago, che prende il nome dalla famosa canzone nella quale Buscaglione, scomparso nel 1960 a soli 38 anni (aveva suonato in un club di via Margutta e alle 3 del mattino la sua Ford Thunderbird color rosa si scontrò in viale Rossini, ai Parioli, con un camion carico di blocchi di tufo), cantava «sono il dritto di Chicago Sugar Bing, arrivato fresco fresco da Sing Sing...». E’ una band che sa suonare e oltretutto è molto divertente.
Big Mama, vicolo S. Francesco a Ripa 18, ore 22
 
 
Jazz/Swing con la big band di Emanuele Urso

L’appuntamento classico del venerdì è con lo swing del clarinettista e batterista Emanuele Urso, che offre un omaggio alle big band della Swing Era, come quelle di Benny Goodman e Gene Krupa, con gli arrangiamenti originali di Fletcher Henderson. Al suo fianco suonano Giuseppe De Simoni, Alessandro Fumarola e Daniele Martinelli (trombe), Nicola Fumarola e Alessandro Cicchirillo (tromboni), Marco Pace, Emiliano Mazzenga, Vittorio Cuculo, Stefano Di Grigoli e Lucia Cardone (sassofoni), la vocalist Clara Simonoviez, Fabrizio Guarino (chitarra), Adriano Urso (pianoforte), Giuseppe Civiletti (basso) e Francesco Bonofiglio (batteria).
Cotton Club, via Bellinzona 2, ore 22
 
 
Musica/Federica Fornabaio, live al Parco

Pianista, compositrice, direttrice d'orchestra e arrangiatrice, 33 anni, pugliese di Andria (la grande patria della burrata), Federica Fornabaio è tra le più apprezzate giovani compositrici e pianiste: ha vinto tanti premi, ha scritto diverse colonne sonore, ha collaborato con Roberto Vecchioni e altri artisti, ha inciso un album, Unpeaceful, con inediti per piano e piccolo ensemble che contiene anche un brano firmato da Ryuichi Sakamoto, e propone un nuovo spettacolo nel quale offre sue composizioni originali oltre a pezzi di Nino Rota, di Nicola Piovani, del belga Wim Mertens e del francese Yann Tiersen, tutti rivisitati nel suo stile particolare e originale.
Parco della Musica, Teatro Studio Borgna, ore 11
 
 
Cantautori/Ivan Talarico a Na Cosetta

Dopo il sold-out al Teatro Vascello e un lungo tour in giro per l'Italia, il cantautore Ivan Talarico, detto anche "il poeta del paradosso", "un malandrino d’altri tempi", "un esperto dell’ingenuità"  e altri simili benevoli apprezzamenti, nato sul lago di Como ma cresciuto nel catanzarese, reduce da Musicultura e dal Premio Tenco, torna in concerto con il suo spettacolo Il mio occhio destro ha un aspetto sinistro. Un riassunto dello show? "Armato solo di chitarra e pianoforte, dà vita a canzoni sorprendenti e inaspettate, ricche di giochi di parole, paradossi, sentimenti profondi e vocalizzi incomprensibili. Canta a perdifiato, suona, chiacchiera, ma soprattutto cerca disperatamente il senso di tutto ciò. Il pubblico se ne accorge e ride. E il senso per fortuna è perduto". Quale miglior invito per andarlo a sentire?
Na Cosetta, via Ettore Giovenale 54, ore 21.30
 
 
Rock/Francesco Di Bella al Largo Venue
Napoletano, annata 1972, già con la band alternative rock dei 24 Grana, Francesco Di Bella mescola rock, dub, trip hop e canzoni che puntano su una forte carica sociale, continua nel suo doppio ruolo di cantautore e cantastorie e dopo gli album Ballads Café del 2014 e Nuova Gianturco del 2016, prodotto da Daniele Sinigallia (che parla della sua città ed è ”scritto dalla periferia e pensando alla periferia”) è in concerto con la sua produzione vecchia nuova, fra rock, folk, dub e punk, e ha una voce romantica e malinconica.
Largo Venue, via Biordo Michelotti 2, ore 22
 
 
Fusion/In viaggio con il trio di Francesco Mascio

Il nuovo progetto del chitarrista Francesco Mascio è ripercorrere le tappe della sua carriera per recuperare brani originali e standard, con l’obiettivo di rileggerli con diverse influenze musicali, dal free al funk, dall'etno al rock, per arrivare a una forma di jazz contemporaneo privo di ogni preciso stile, all’insegna dell’emozione e non del genere. Con lui Alessandro Del Signore al contrabbasso e Federico Scettri alla batteria.
Charity Cafè, via Panisperna 68, ore 22
 


SABATO 7 APRILE
 
 
Musica/Trilok Gurtu & Arkè String Quartet al Parco

Il grande percussionista, batterista e musicista Trilok Gurtu, indiano di Mumbai, 66 anni, ha collaborato con numerose star del jazz e di altri indirizzi musicali esplorando i mille aspetti della fusione tra la tradizione del suo paese, la sperimentazione, l’improvvisazione e così via. Stavolta Gurtu, con l’Arkè String Quartet (i violinisti e vocalist Carlo Cantini e Valentino Corvino, Sandro Di Paolo alla viola e Stefano Senni al contrabbasso e basso elettrico) e con il trombettista Enrico Rava come special guest, propongono un nuovo progetto intitolato Across e fatto di intensità ritmica, improvvisazione e virtuosismo condensati in un programma che farà emergere la forza del canto e del ritmo, cardini espressivi della tradizione musicale indiana ma anche mediterranea. La straordinaria varietà ritmica di Trilok Gurtu (tabla, batteria, percussioni, flauto, voce), le note di Rava e il suono del quartetto d’archi classico ma rivisitato dagli Arkè rendono Across un bellissimo mix di stili e sapori di differenti provenienze.
Parco della Musica, Sala Petrassi, ore 21
 
 
Rock/Diodato in tour con Adesso

Si è fatto notare a Sanremo per una bella performance insieme al trombettista Roy Paci, e adesso Diodato, 37 anni, all’anagrafe Antonio Diodato, da Aosta, origini pugliesi, vocalist e chitarrista, già collaboratore di tanti artisti, da Daniele Silvestri in poi, è in tour per riproporre live Adesso (il brano sanremese, in versione sia vocale che strumentale) e le sue canzoni, a partire da quelle dell’ultimo album Cosa siamo diventati e dei precedenti A ritrovar bellezza e E forse sono pazzo. Il suo mix di rock e pop è scorrevole e saporito, lui ha un gusto musicale elegante e attento nonché una voce molto personale. Insomma funziona, specie dal vivo, ed è, per definirlo bene, uno che se ne intende: qualità oggi abbastanza insolita nel mare di musica che ci circonda senza pietà.
Monk Club, via Giuseppe Mirri 35, ore 22 
 
 
Rock pop/I Maneskin live al Quirinetta

La band romana dei Måneskin (in danese significa “chiaro di luna”, in omaggio alle origini danesi della bassista Victoria De Angelis) dopo il successi a X Factor è diventata una delle formazioni preferite dal pubblico romano e non solo: il vocalist Damiano David, il chitarrista Thomas Raggi, Victoria e il batterista Ethan Torchio offrono un cocktail di indie rock, reggae, pop, soul e blues, sono giovani e nei brani che fanno rileggono a modo loro il mondo del rock e del cinema. «Il sound che abbiamo adesso è il perfetto equilibrio di tutti i nostri gusti, dal soul al pop passando per il rock e il jazz», dicono. E oltre ai pezzi  del loro EP Chosen (fra i quali Recovery e il nuovissimo singolo Morirò da re) hanno in scaletta tante cover, da Gimme Shelter dei Rolling Stones a Vengo dalla luna di Caparezza, Master Blaster di Stevie Wonder e così via.
Teatro Quirinetta, via Marco Minghetti 5, ore 21
 
 
Rock/Riding Sixties, Beatles contro Stones

Una performance dei Riding Sixties è una via di mezzo fra una divertente festa e una lezione-concerto. Sono due epoche che s'incontrano in una formazione sulla breccia da parecchi anni e che annovera dai “vecchi” testimoni d’epoca come Pietro Maria Tirabassi, voce e chitarra, e Enzo Civitareale, batteria e voce (nel 1970 suonava con i mitici Corvi) ai più giovani Marco Bertogna (basso e voce), Simone Rauso (chitarra e voce) e Alberto Bolli (pianoforte e voce), e stasera propongono una sorta di battaglia a tutto beat fra i migliori brani dei Beatles e dei Rolling Stones.
Big Mama, vicolo S. Francesco a Ripa 18, ore 22
 
 
Blues/The Honey Fish Band al Charity

Nel 2010 Honey (all’anagrafe Giorgia Creatura), vocalist di estrazione soul, jazz e funk, e il chitarrista Marc Henri Fish, bluesman della vecchia guardia, si sono incontrati e hanno pensato di fondere due forme d’espressione dello stesso genere musicale arricchendosi l’una con l’altro dei rispettivi background. Dopo il progetto Ladies in Blues (omaggio a famose blueswoman come Etta James, Koko Taylor, Diane Schuur, Joanna Connor, Ruthie Foster, Thelma Houston) adesso tocca a un mix di blues elettrico, soul e gospel per uno show di sfumature e di atmosfere differenti. Al loro fianco suonano il bassista David Pintaldi e il batterista Alessandro Beccati.
Charity Cafè, via Panisperna 68, ore 22
 
 
Rock/Il contrabbasso di Andrea Ra al Parco

Pe la rassegna Retape Lab arriva Andrea Ra, cantautore e contrabbassista rock. Premiato recentemente al MEI come miglior bassista italiano alternative della stagione 2017, presenta brani dal suo repertorio storico e inediti che confluiranno nel suo nuovo album. La ricerca strumentale continua e originale ne hanno fatto un artista fra i più innovativi e quotati a livello nazionale. Con lui sono sul palco il chitarrista Giacomo Anselmi e il batterista James Rio.
Parco della Musica, Teatro Studio Borgna, ore 21
 
 
DOMENICA 8 APRILE
 
 
Rock/Mannarino, in tre puntate L’Impero crollerà

«Il tribuno che canta la voglia di libertà»: così è appena stato definito il cantautore romano Alessandro Mannarino, per tutti Mannarino e basta, che dopo l’album Apriti Cielo Live torna con un nuovo disco, L’Impero crollerà, che propone al Parco della Musica in tre performance, ovvero stasera, il 22 e il 23 aprile. «Qualunque sia il tuo Impero, ovunque si trovi, qualsiasi nome abbia, ci deve essere da qualche parte un suono che lo farà crollare», dice del nuovo progetto, che anche stavolta ritaglia un nuovo spazio di sperimentazione.
Tanto amore per Fabrizio De Andrè, una strizzata d’occhio a Tom Waits, canzoni metropolitane ispirate a una città globalizzata, una sorta di moderni stornelli che raccontano con il giusto pizzico di humour nero le storie di una Roma massacrata, nella quale s’incontrano immigrati, campi nomadi, baracche, ma soprattutto tanta voglia di vivere nei suoi brani, dove si mescolano musica popolare italiana e balcanica, citazioni felliniane e amari sorrisi che riscattano le sventure: così nel 2009, quandi finì finalista al Premio Tenco con Bar della Rabbia, riassumevamo la musica di Mannarino, e quel commento, anche se di tempo ne è passato, vale anche oggi.
L’Impero crollerà nasce proprio dalle esigenze di un musicista coraggioso che, ormai adorato dai ragazzi di mezza Italia, torna sul palco con un nuovo concept pensato per una dimensione più intima e per offrire uno spettacolo inedito al pubblico che segue la sua evoluzione. La parola impero è presente in varie canzoni: è un simbolo ma anche una metafora di quel luogo immaginario e distopico che fa da sfondo a molte delle sue storie. Che sono belle, ti catturano, hanno un’energia incredibile e sono lo specchio di ciò che molti, moltissimi pensano.
Parco della Musica, Sala Santa Cecilia, ore 21
 
 
 
Cantautori/Luca Seta ricomincia da qui

L’avrete visto mille volte in televisione in lavori come Un posto al sole o Don Matteo, o in teatro o al cinema, ma Luca Barbareschi, in arte Luca Seta, 41 anni, attore, piemontese di Borgosesia, è anche un cantautore: è cresciuto ascoltando De Andrè, Guccini, De Gregori, Rino Gaetano e compagni finché a 15 anni ha chiesto in regalo ai genitori una chitarra (il padre voleva che facesse il medico e lui per tre anni ha studiato odontoiatria) e si è messo, fra un impegno e l’altro, a scrivere canzoni dividendosi fra il mestiere di attore e quello di musicista. Da bravo ragazzo ha letto i libri che durante la sua gioventù erano considerati giusti (e lo sono ancora oggi), tra quelli che ha amato di più c’erano le opere di Jack Kerouac e due anni fa ha trasformato le storie  dello scrittore americano scomparso nel 1969 in un album di undici canzoni sul tema del viaggio, naturalmente intitolato In viaggio con Kerouac.
Adesso c’è un nuovo disco, Ricomincio da qui, nel quale Seta mescola momenti di vita capaci di trasmettere emozioni e immagini forti e audaci in una raccolta di canzoni e monologhi sulla vita quotidiana e sulle piccole esperienze comuni a tutti. Lo presenta, fra pop, jazz, folk e reggae, live insieme alla sua band: il sassofonista Gabriele Buonasorte, il chitarrista David Giacomini, il pianista Simone Maggio, il bassista Mauro Gavini e il batterista Saverio Federici. «Non so se il mio fine ultimo è fare musica, penso soprattutto di essere interessato a comunicare qualcosa  - dice. - Se una frase, una nota, un’atmosfera o un’intenzione di questo album dovessero anche solo per un attimo risvegliare una coscienza, fare ragionare una mente, fare sognare un’anima o accendere l’immaginazione di anche una sola persona, beh, allora credo che potrei sostenere di aver raggiunto il mio scopo».
Parco della Musica, Teatro Studio Borgna, ore 18.30

 


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Domenica 1 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 16-04-2018 11:43

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