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Vinicio Marchioni all'Ambra Jovinelli con "Uno zio Vanja". Nel cast anche l'amico Francesco Montanari

Uno zio Vanja all'Ambra Jovinelli

Le macerie di un paese devastato dal terremoto, come metafora di altre macerie. Quelle dell'animo umano: sogni infranti, frustrazioni che rendono immobili. Vinicio Marchioni rilegge Zio Vanja, capolavoro ottocentesco del drammaturgo russo Anton Cechov, dopo averne studiato lettere, biografie, scritti originali insieme alla moglie Milena Mancini (anche interprete e costumista). Oltre due anni di lavoro, con un obiettivo. Renderlo attuale, parlare di oggi, delle macerie di un intero paese: l'Italia. Il risultato è "Uno zio Vanja", in scena all'Ambra Jovinelli di Roma, diretto da Vinicio Marchioni, anche inteprete, insieme ad un cast corale, tra cui Francesco Montanari, amicizia nata sul set della serie-cult Romanzo Criminale. E di Chechov, l'opera mantiene il messaggio, cambiando l'ambientazione.
 


«Anziché ereditare una vecchia piantagione agricola, i nostri protagonisti hanno ereditato un teatro di provincia in italia, in uno dei comuni più colpiti dal terremoto. Volevo essere fedele alla struttura originale, ma portando in scena (con l'adattamento di Letizia Russo) temi più vicini al pubblico» ammette Marchioni. Il terremoto, che nel 2016, ha colpito duramente il centro Italia, ha spinto l'attore-regista a raccontare quello che vede intorno a sé. «Parliamo molto del terremoto, delle responsabilità, delle persone arricchite, degli esseri umani che si lamentano e danno la colpa alla politica, al malaffare, ma raramente fanno autocritica. Ecco leggendo dell'immobilità dei personaggi di Checov, mi è sembrato che si stesse parlando dell'Italia». Per questo nelle intenzioni di Marchioni c'è la volontà di far specchiare il pubblico, alimentare una riflessione e magari spingerlo ad agire. Specialmente i più giovani, costringendoli, almeno per la durata dello spettacolo, a spegnere gli smartphone.

In scena, Lorenzo Gioielli, Nina Torresi, Andrea Caimmi, Alessandra Costanzo, Nina Raia ed il collega-amico Francesco Montanari, il Libanese di Romanzo Criminale, che in Uno zio Vanja interpreta Astrov, un medico che svolge il suo lavoro senza alcun amore per la vita. «Grazie a quel periodo trascorso insieme sul set, che per me è stato una sorta di militare artistico» dice Montanari «oggi siamo di nuovo insieme e mettiamo in scena l'umanità adulta distrutta dalla vita. Come attori, abbiamo la responsabilità dei nostri messaggi».
 
 

Ecco l'importanza della popolarità data dal cinema e dalla tv. Restituirla alla comunità dopo averla ricevuta è fondamentale per entrambi gli interpreti. «Bisogna condividere la nostra esperienza col pubblico perché altrimenti noi siamo inutili» sottolinea Marchioni che con la pièce sta «cercando di alzare l'asticella della qualità, il grado di riflessione fra i giovani, facendo vedere loro una delle massime espressioni del teatro mondiale, ma con tutta l'umiltà del mondo». Se l'arte imita la vita, cosa si può fare nella quotidianeità per aiutare la città in cui si vive, Roma, ad essere migliore? «E' una città complessa, dove è difficile inquadrare le cose. Roma è pigra, forse dipende dall'acqua, dall'aria, dalla decadenza» ironizza Montanari a cui si aggiunge l'amarezza critica del compagno di palcoscenico. «Roma è diventata quasi una figura astratta. In realtà la responsabilità è nostra. La doppia fila all'asilo nido, la raccolta differenziata sbagliata, parcheggiare l'auto al posto dei disabili. I romani fanno Roma e sta a noi renderla migliore».

TEATRO AMBRA JOVINELLI
Via Guglielmo Pepe, 43 /47
Orari dal martedì ore 21.00 – sabato doppia replica ore 16.30 e ore 21.00 – domenica ore 17.00
Info 06 83082620
Biglietti: da € 33,00 a € 17,00
www.ambrajovinelli.org


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Venerdì 16 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 19-02-2018 18:31

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